Animali in condominio: le ultimissime disposizioni

Con decorrenza dallo scorso 18 giugno 2013, è stata ampliata l’interpretazione normativa della legge 220/2012 riguardante il possesso di animali domestici in condominio: ad oggi, vengono ammessi non solo quelli prettamente “domestici” ma, più in generale, gli animali da compagnia, includendo, con tal disposizione, anche criceti, pesci, passerotti.

Ci si riferisce a tutti quegli animali aventi abitudini e caratteristiche consone alla strutturazione della vita condominiale ed alle consuetudini familiari mentre, con buon senso, non è legittimo il possesso di animali pericolosi, tropicali e da fattoria.

Con dette disposizioni, la Cassazione si è mossa nella direzione del riconoscimento e della disciplina del diritto individuale all’animale da compagnia, da considerarsi alla stregua di un membro della famiglia. Ed eccetto i rapporti di natura privata – come è il caso di una clausola di divieto contenuta nel contratto d’affitto – nessun tipo di regolamento potrà più vietare la presenza di animali nei singoli appartamenti né negli spazi comuni.

Per converso, i proprietari degli animali avranno una serie di obblighi e di potenziali incombenze civili e penali, al fine di non arrecare danni di alcun tipo – dalla sporcizia alla rottura di elementi di pertinenza privata o comune.

In linea generale, è fondamentale che il padrone educhi l’animale, nel rispetto di condomini e condominio, non arrecando danneggiamenti, deturpazioni dell’igiene, alterazioni della fruibilità degli spazi e rumori fastidiosi che, fra l’altro, risultano tutte condotte sanzionabili (art. 635 e 639 c. p.). Si tratta, in modo complementare, del rispetto di quanto disciplinato dal ministero della Salute in data 23 marzo 2009 previo, anche in questo caso, di incorrere in responsabilità di tipo civile (art. 2052 c.c.).

Inoltre, un altro dettame cruciale è il divieto della libera circolazione degli animali negli spazi comuni senza cautele (guinzagli e/o museruole).

Per concludere, in caso di mancato rispetto degli obblighi da parte del proprietario dell’animale, i condomini possono richiedere l’allontanamento dell’animale (art. 700 del c.c.) od adottare vari provvedimenti, il cui peso dipenderà dalla casistica di specie – a titolo esemplificativo, si pensi che, affinché si possa parlare di reato di ”disturbo del riposo delle persone” (art. 659 c.c.), le persone offese devono essere in numero indeterminato e non quelle effettivamente disturbate.