Il ritorno della mediazione

Attraverso il recentissimo decreto del ”fare” (15 giugno 2013), il governo Letta ha attuato un pacchetto di ‘misure a costo zero’, mirante a sveltire i processi, le pratiche burocratiche ed a creare nuovi posti di lavoro, il tutto in una prospettiva di semplificazione e, in senso più ampio, di ripresa economica.

Tra i differenti provvedimenti uno concerne la re-introduzione dell’obbligatorietà della mediazione (l’art. 23 del detto decreto), con gran soddisfazione degli ‘addetti ai lavori’.

Bocciando la precedente sentenza della Corte costituzionale (sentenza n. 272, 6 dicembre 2012), ad oggi viene previsto il carattere di obbligatorietà della procedura per una vasta tipologia di contenziosi, eccetto che per quelli inerenti i danni/sinistri da circolazione stradale e di natanti.

Altre novità formulate riguardano il carattere ed il processo della mediazione. Fra queste l’introduzione della tipologia ‘prescritta dal giudice’, la possibilità che l’avvocatura consenta l’accesso diretto all’esercizio della professione di mediatore, senza dover seguire alcun corso di formazione (comma 4-bis dell’articolo 16 del citato decreto legislativo n.180) ed il minor tetto di durata del procedimento (da un massimo di 4 mesi si è passati a 3), con un conseguente risparmio economico.

Inoltre, è stata prevista la mancanza di costi del processo di mediazione per tutti quei soggetti che avrebbero usufruito del patrocinio a spese dello Stato nel corrispettivo processo giudiziario.

Infine, a tutti verrà garantito l’abbassamento dei costi – in ogni caso inferiori al processo tradizionale.

Le conseguenze più ovvie del decreto sulla fattispecie coincidono con i punti di forza della mediazione: minor dispendio economico e di tempo per tutti, dai fruitori alla macchina della giustizia più in generale, alleggerendo il carico di quest’ultima, con un verosimile incremento dell’efficienza.

A livello della giustizia civile, tale misura si configura come un valido supporto al problema dell’intasamento giudiziario, necessario stante il (mal)funzionamento della giustizia nel nostro Paese, collocato agli ultimi posti della classifica europea, dato evidentemente interpretato dal governo secondo modalità d’urgenza, rispetto a cui non è più possibile indugiare né procastinare.

A livello economico, la mediazione permette sia risparmio sia possibilità di rilancio e stimolo dell’economia dormiente/sovraccaricata mentre, a livello occupazionale, riapre nuove prospettive lavorative per tutti quegli operatori che, formatisi e preparati, avevano visto venir meno l’obbligatorietà dell’istituto e, per estensione, delle loro chances lavorative.