La polizze unit linked:il rischio dell’investimento a carico dell’assicurato

La polizza unit linked è un prodotto assicurativo caratterizzato da più flessibili linee di investimento.

Mentre le polizze index sono polizze caratterizzate dall’indicizzazione dei risultati all’andamento di indici di Borsa; le unit sono direttamente agganciate all’andamento di fondi d’investimento.

Le polizze “linked” costituiscono prodotti assicurativi con rischio di investimento a carico dell’assicurato, realizzandosi sempre, sia pure con variabile entità, un trasferimento in capo all’assicurato dei rischi connessi al risultato finanziario della polizza.

Proprio per quanto riguarda il “rischio di investimento sopportato dall’assicurato”, di cui agli artt. 24 e 38 del d.lgs. 173/97, occorre anche precisare che tale nozione è stata introdotta dalla normativa contabile per una finalità diversa da quella per cui viene richiamato il concetto di rischio di investimento a carico dell’impresa ex art. 35, d.lgs. 174/95 .

Per individuare la presenza del “rischio di investimento sopportato dall’assicurato” occorre far riferimento esclusivamente alla variabilità, totale o parziale (in ragione dell’assenza o della presenza di una garanzia di risultato dell’investimento), dell’entità delle prestazioni dovute a quest’ultimo soggetto in funzione delle fluttuazioni del valore delle quote o degli attivi di fondi di investimento ovvero degli indici azionari o dei valori di riferimento.

Così, in questo tipo di prodotti agli aspetti normalmente associati alle coperture assicurative sulla vita si aggiungono aspetti tipici dei servizi di investimento.

Nei contratti in cui le prestazioni assicurative sono direttamente collegate al valore di uno specifico attivo  detenuto dall’impresa (ad esempio un titolo azionario o un titolo obbligazionario o un attivo strutturato che costituisce il “valore di riferimento”), i tre profili di rischio in capo all’impresa (di performance, di base e di controparte) possono essere totalmente assenti se, in base alle condizioni di polizza, risulta chiaro che l’impresa stessa non offre alcuna garanzia minima (assenza del “rischio di performance”), che ogni deprezzamento del valore dell’attivo di riferimento determina direttamente una corrispondente riduzione delle prestazioni assicurative (assenza del “rischio di base”) e che anche la perdita di valore dell’attivo di riferimento derivante dall’insolvenza dell’emittente si ripercuote direttamente sull’assicurato (assenza del “rischio di controparte”).

L’insussistenza dei tre profili di rischio, in presenza di condizioni di polizza che non prevedono alcuna garanzia finanziaria minima (assenza del “rischio di performance”), si verifica anche nel caso di contratti con prestazioni legate al valore di fondi di investimento internio di quote di un OICVM.

In relazione alla disciplina giuridica applicabile ed al sistema di controllo del settore, le caratteristiche delle polizze in esame impongono di considerare, oltre ai profili di tutela del consumatore, propri delle c.d. “obbligazioni di risultato”, tipici dei prodotti assicurativi tradizionali e facenti leva su misure tese prioritariamente alla stabilità dell’impresa, anche i profili propri delle c.d. “obbligazioni di mezzo”, tipici dei prodotti di gestione del risparmio e focalizzati su misure volte innanzitutto a garantire la trasparenza del soggetto offerente e dell’attività di investimento da questi realizzata.

La struttura tecnica di questi contratti, in altre parole, oltre a costituire un netto elemento di differenziazione rispetto ad altri prodotti assicurativi, pone alla vigilanza problemi del tutto peculiari, tali da richiedere misure specifiche, pur nel quadro di quelli che sono gli istituti cardine della disciplina di settore.” (Cfr. ISVAP, Le polizze Index e Unit Linked in Italia, Quaderno n°5)

La normativa di riferimento è costituita, come accennato più volte, dal D.lgs. 17 marzo 1995, n. 174, attuativo della c.d. “III direttiva vita” e regolante l’intera attività assicurativa nei rami vita; e, per quanto riguarda i riflessi contabili, dal D.lgs. 26 maggio 1997, n.173, che ha recepito la direttiva sui conti annuali e consolidati delle imprese di assicurazione.

Entrambi i citati decreti attuano rispettivamente, la direttiva n. 92/96 CEE e la direttiva n. 91/674 CEE.

Specificatamente di contratti “linked” si parla nell’art. 30, del D.lgs. 174/95, nell’ambito delle norme regolanti la copertura delle riserve tecniche delle imprese di assicurazione.

L’art. 30 distingue i contratti con prestazioni “direttamente collegate al valore delle quote di un OICVM (organismo di investimento collettivo in valori mobiliari) oppure al valore di attivi contenuti in un fondo interno detenuto dall’impresa di assicurazione” (comma 1), ossia i contratti c.d. “unit-linked”, dai contratti con prestazioni “direttamente collegate ad un indice azionario o ad altro valore di riferimento” (comma 2), ossia i contratti c.d. “index-linked”.

Mentre, la disciplina sugli OICVM discende dalla direttiva 85/611 CEE. Le forme tipiche di OICVM coordinate dalla direttiva sono Fondo di investimento, Sicav e Unit trust.

In relazione a questo tipo di contratti l’articolo individua una disciplina particolare per la copertura delle riserve tecniche.

L’ ISVAP, poi, con la Circolare n.332 del 25 Maggio1998, in tema di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione con prestazioni direttamente collegate a fondi di investimento o ad indici azionari o altri valori di riferimento (disciplinati dal citato art. 30, d. lgs. 17 marzo 1995, n. 174), ha raccomandato “l’adozione di rigorosi principi di prudenza nella gestione di tali prodotti”.

Le polizze di assicurazione unit-linked sono contratti in cui l’entità del capitale assicurato (la c.d. performance finanziaria) dipende dal valore delle quote di fondi di investimento interni (appositamente costituiti dall’impresa di assicurazione) o da fondi esterni (OICVM – Organismi di investimento collettivo in valori mobiliari), in cui vengono investiti i premi versati.

Di norma è consentito al contraente scegliere il fondo di investimento al quale agganciare il capitale tra più opportunità offerte dall’impresa di assicurazione e trasferire le somme accumulate da un fondo all’altro (switch) pagando eventualmente una commissione.

Le prestazioni, così come i premi versati, sono, di norma, espresse in quote del fondo d’investimento.

Anche questi prodotti possono offrire garanzie di minimo.

Possono prevedere il pagamento di un premio unico (c.d. PUA) o di premi periodici (c.d. PUR).

Le polizze unit linked si differenziano da quelle tradizionali, in quanto il loro rendimento è agganciato a un’attività finanziaria sottostante.

Come dice il nome stesso, sono polizze legate (linked) a quote di fondi (unit) che investono in prevalenza in mercati azionari.

Più nel dettaglio, si tratta di contratti, in cui i premi pagati dagli assicurati, anziché essere dirottati nella cosiddetta gestione separata, confluiscono in un fondo comune d’investimento aperto. In questo caso i rendimenti dipendono direttamente dalle performance del fondo.

Più che a una polizza vita, di cui comunque portano il nome e alla cui disciplina giuridica sono assoggettate, le unit linked sono assimilabili a dei veri e propri investimenti di tipo finanziario e sono prodotti che, come già detto, rientrano nel comparto relativo all’espressione “ogni altra forma di investimento finanziario”.

Con questi prodotti le possibilità di guadagno sono le stesse che si avrebbero nel caso di investimento diretto in un fondo : alla scadenza della polizza si calcola il valore delle quote del fondo e lo si moltiplica per il numero delle quote accumulate.

Proprio come normalmente si fa con i fondi di investimento quando si decide di uscire, anche nel caso delle polizze unit linked tutto dipende dal valore delle quote al momento della liquidazione.

La principale caratteristica di queste polizze è la modularità, in quanto (a differenza di quanto avviene per le polizze tradizionali), investono oltre che in titoli di Stato anche in obbligazioni, azioni e fondi comuni, italiani ed esteri.

Le polizze unit linked, infatti, permettono una flessibilità che è sconosciuta a quelle di tipo tradizionale; è soprattutto questa una delle carte vincenti che fanno di questo prodotto uno dei più interessanti sul mercato.

Se al momento della scadenza del contratto, per esempio, le quote del fondo sono inferiori a quanto pagato inizialmente per entrarvi, è possibile prolungare l’investimento in attesa di una ripresa del mercato.

Analogamente, se si prevede che il fondo sia sui massimi, è possibile ritirarsi prima della scadenza della polizza.

Per i prodotti unit linked (come per gli index) è importante, tuttavia, prestare attenzione al rischio finanziario, che può comportare la liquidazione di un capitale inferiore ai premi versati nel caso in cui l’impresa di assicurazione non offra garanzie.

Infatti, nelle polizze linked l’assicurato  assume invece, interamente o parzialmente, a secondo che esista o no la garanzia di un rendimento minimo, il rischio di investimento, ma in entrambi i casi permane quella che è la causa tipica dei contratti di assicurazione sulla vita, cioè il trasferimento, verso pagamento di un premio, di un rischio attinente alla durata della vita umana e continua pertanto ad applicarsi la disciplina degli artt. 1882 ss. c.c..

Fra questi modelli si collocano altre soluzioni con cui si è cercato di creare un collegamento tra la componente demografica e quella finanziaria, quali le polizze indicizzate, quelle in valuta ed infine i prodotti misti finanziario-assicurativo che prevedono versamenti destinati in parte ad una polizza e in parte all’acquisto di quote di fondi comuni di investimento. (Così, F. GALGANO, Il prodotto misto, assicurativo-fiananziario, in Banca, borsa e titoli di credito, 1988, p. 95; M. MIOLA, Il risparmio assicurativo, Jovene, 1988; G. FANELLI, Assicurazione sulla vita e intermediazione finanziaria, in Assicurazioni, 1984; G. VOLPE PUTZOLU, Assicurazione sulla vita, fondi assicurativi e fondi comuni di investimento, in Giurisprudenza commerciale, 1984, p. 227).

I rischi finanziari sono riconducibili all’andamento dell’indice di riferimento, al quale il capitale assicurato è legato e, in assenza di garanzie da parte dell’impresa di assicurazione, alla solvibilità dell’ente che emette il titolo (index-linked) o alle variazioni del valore delle quote (unit-linked).

I prodotti in esame pur avendo la medesima natura giuridica dei prodotti tradizionali di assicurazione sulla vita, si differenziano per la diversa modalità con cui determinano l’entità della prestazione assicurativa la quale risente, in misura più o meno accentuata, dell’andamento degli investimenti effettuati dall’assicuratore.

Oltre a garantire un importo minimo di prestazione, l’assicuratore s’impegna ad accreditare alla polizza parte dei rendimenti e/o del valore degli investimenti delle riserve matematiche :  emerge perciò la necessità di fissare regole che consentano al contraente di comprendere le caratteristiche finanziarie, oltre che assicurative, del contratto sottoscritto.

Da tempo l’ISVAP ha equiparato le polizze come quella che Ci occupa ai prodotti finanziari, assoggettandole alla medesima disciplina dettata dal TUF.

E, infatti, in base all’art. 1 del TUF (Testo unico della finanza – D.Lgs. n.58/98), per prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione si intendono le polizze e le operazioni di cui ai rami vita III e V di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, con esclusione delle forme pensionistiche individuali.

Più semplicemente, come specificato meglio dal Regolamento Consob 11971/99, si intendono:

  • prodotti finanziari-assicurativi di tipo unit linked”: le polizze di ramo III, le cui prestazioni principali sono direttamente collegate al valore di quote di organismi di investimento collettivo del risparmio o di fondi interni;
  • prodotti finanziari-assicurativi di tipo index linked”: le polizze di ramo III, le cui prestazioni principali sono direttamente collegate a indici o ad altri valori di riferimento;
  • prodotti finanziari di capitalizzazione”: i contratti di ramo V.

Ad ulteriore riprova della tipologia finanziaria di investimento del prodotto, sta il fatto che il legislatore ha previsto che l’emissione di questi prodotti non è più autorizzata dall’ISVAP (organismo che vigila sulle imprese di assicurazione) ma dalla CONSOB, che esercita sulle imprese di assicurazione i poteri di vigilanza regolamentare, informativa e ispettiva, e che ad essi si applichino le norme del TUF disciplinanti lo svolgimento dei servizi di investimento, in particolare i criteri generali di comportamento e di redazione dei contratti,  e l’offerta fuori sede.

Nella distribuzione di prodotti finanziari assicurativi, anche mediante tecniche di comunicazione a distanza, è previsto l’obbligo di rispettare tutte le disposizioni previste per i normali strumenti finanziari (artt. 26, 27, 28, comma 1, lettera a), e commi 2 e 5, 29, 31, 36, 56, commi 1, 2, 3, 6, 7, 57, 58, 59, 60, 63 e 69 del Regolamento Consob n.11522/98).

Le assicurazioni unit linked  hanno elevati rischi, connessi in particolare all’andamento dei mercati di riferimento, nei quali si è investito, e, pertanto, c’è un reale rischio di subire perdite.

Il capitale investito in unit linked può generare perdite e quindi avere prestazioni inferiore rispetto ai premi versati.

In costanza di contratto, infatti, il Cliente dovrebbe essere posto in condizione di migliorare ed attualizzare l’investimento, per esempio con uno switch tra fondi.

Insomma, per il prodotto de quo la Banca è tenuta al medesimo comportamento diligente, previsto dalla legge per qualsivoglia prodotto di investimento. Parimenti, se il Cliente è stato seguito da un pf, questi doveva ragguagliarlo periodicamente sull’andamento dell’investimento, monitorando il valore dei fondi e magari suggerendo qualche switch, onde scongiurare il rischio di perdite.